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La parabola del grano e della zizzania

Il regno dei cieli e il buon seme

Il Mantello della Giustizia, Agosto 2020

unnameddi Stefano Tarocchi · La parabola della zizzania (Mt 13,24-30), che recentemente la liturgia ci ha posto davanti agli occhi, è sicuramente una delle pagine più intriganti del Vangelo secondo Matteo. Accanto alla parabola della rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci (Mt 13,47-50), che chiude il lungo discorso di Gesù (ben sette parabole), la parabola della zizzania fornisce una delle chiavi di interpretazione più lucide del vivere dei credenti nell’esistenza concreta.

Essa segue immediatamente quella forse più nota del seme che il seminatore getta nel terreno, apparentemente senza nessun criterio, ma che mette in luce la potenza della parola che nella terra buona porta un frutto straordinario (Mt 13,3-9). “Zizzania” (letteralmente al plurale) è il nome che designa collettivamente le piante nocive che spesso accompagnano la crescita del grano. La si è identificata nel loglio: i semi della pianta, molto simili a quelli del grano, se ingeriti provocano fenomeni di un vero e proprio avvelenamento. Da qui il nome: Lolium temulentum loglio ubriacante.

Nel racconto di Matteo, quando la zizzania si rivela come infestante, i servi del padrone del campo chiedono la ragione di questa presenza importuna e inattesa: lo stesso padrone della casa, che seminato il grano, chiama in causa il suo “nemico”. Lo sa bene chi ha ascoltato la parabola – o chi la trova oggi nel Vangelo: «venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò» (Mt 13,25).

I servi vorrebbero subito estirpare la pianta maligna per non mettere a repentaglio la crescita del grano, ma il padrone del campo lo impedisce perché non venga estirpato anche il seme buono. Infatti, la zizzania nella sua rapida crescita, fuori e dentro il terreno, si è intrecciata inestricabilmente alle radici delle piante del grano; e questo impedisce una separazione delle piante senza creare danni.

Bisogna quindi attendere fino alla mietitura, ossia alla maturazione piena del frutto: solo a quel punto ci può essere una netta separazione fra grano e zizzania. Questa viene gettata nel fuoco, il grano, invece, sarà riposto nel granaio. La coesistenza fra bene e male diventa estremamente chiara nella spiegazione allegorica che segue il racconto della parabola (Mt 13,36-43), da cui traspare la prima interpretazione della parabola, legata alla comunità dell’evangelista della città di Antiochia.download (1)

Come in ogni allegoria, e a differenza della parabola, ciascun elemento ha il suo significato specifico: il Figlio dell’uomo è colui che semina, il campo è il mondo, il buon seme sono i figli del regno, la zizzania sono i figli del maligno e il nemico è il diavolo stesso.

Attraverso questa lettura si avverte un un’incursione nel momento dei tempi ultimi – lett. «alla fine del tempo» –, quando Dio giudicherà il mondo e si produrrà una duplice sorte per gli uomini. Prima ancora che, in un’altra celebre parabola, si descriva il giudizio finale (Mt 25,31-46), l’evangelista sembra dirci che il bene coesiste accanto al male. Questo paradosso è sotto i nostri occhi: mentre tutte le vicende umane sono nelle mani del Signore, in esse il bene coesiste inestricabilmente con il male, fino a che Dio non decide di chiedere il conto all’umanità.

Così ci dice anche la pagina successiva, sempre in riferimento al regno dei cieli: la parabola della rete che “raccoglie” – il verbo usato è significativo – ogni genere di pesce (Mt 13,47-50): anche qui la cernita viene fatta al momento del raccolto, quando la rete è tirata a riva. Allora i pesci buoni finiscono nei canestri e quelli che non sono buoni a nulla vengono gettati via.

Si potrebbe addirittura interpretare che il tempo dell’attesa tra la semina e il raccolto (o la pesca e il suo risultato) è il tempo in cui l’elemento negativo avrebbe modo di passare all’altro campo. Sappiamo che in natura questo non è possibile, ma nella mente di Dio ogni uomo può cambiare vita, e anche che il Signore lascia un congruo tempo per poterlo fare. Il Dio magnanimo, che tante volte traspare nelle Scritture, attende senza punire nessuno che ogni creatura umana percorra la strada verso la conversione.

Tuttavia non c’è un regno parallelo del bene accanto al regno del male, e il «nemico», il diavolo, non è una sorta di divinità al negativo che si contrappone al Dio di Gesù Cristo. Questo anche se c’è un male sotterraneo – e dunque nascosto –, che opera in maniera ancora più subdola. Per capirne gli effetti basta vedere gli attacchi che su ogni fronte vengono rivolti all’attuale vescovo di Roma, e non a lui soltanto.

Il regno dei cieli che viene richiamato in queste parabole è già in mezzo a noi, e tuttavia dobbiamo sempre invocare il Padre: «venga il tuo regno». Non a caso dopo questa parabola ne vengono raccontate due, molto più brevi ma non meno rivelative: quella del tesoro nascosto nel campo (Mt 13,44) e della perla preziosa (Mt 13,45-46). Colui che trova questi tesori, rispettivamente inattesi oppure ricercati a lungo, farà ogni sforzo, e metterà in gioco tutte le proprie energie per poterli ottenere.

Perciò, tutte queste parabole contengono un insegnamento che va ricavato con la propria personale osservazione, come – sono ancora parole del Vangelo, forse un’auto-descrizione dello stesso evangelista – fa lo «scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli» che «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).

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Studiare la Bibbia dopo la II guerra mondiale: da Firenze a Breslavia

L’insegnamento della Bibbia in Italia e in Polonia nel dopoguerra: Firenze e Breslavia

Il Mantello della Giustizia, Ottobre 2020 

 

download (7)di Stefano Tarocchi · Sta per essere pubblicato un saggio dal titolo La Bibbia su entrambi i lati della Cortina di ferro. L’autore, il biblista Sławomir Stasiak della Pontificia facoltà teologica di Breslavia (Wrocław),  affascinante città situata nella regione della Slesia, aggiunge un sottotitolo eloquente: Studio storico dell’insegnamento delle materie bibliche sull’esempio della facoltà teologica dell’Italia centrale a Firenze e della Pontificia facoltà teologica a Breslavia

Il lavoro è frutto di una ricerca accurata, compiuta in Italia e in Polonia: due realtà estremamente diverse ma con molti punti di contatto. Nella prima parte dello studio, in virtù delle relazioni intercorse fra le due istituzioni, viene presa in esame la Facoltà Teologica dell’Italia centrale, allora Studio Teologico Fiorentino. Tutto questo a partire da quei cenni storici che l’autore con molta saggezza ha voluto riprendere facendo riferimento alla storia plurisecolare dell’istituzione fiorentina che inizia nel 1348: lo «Studium generale florentinum, ossia l’Università degli studi, che in perpetuo all’istituzione la facoltà di addottorare in sacra pagina, in utroque iure e in medicina».  

Il professor Stasiak ha dettagliatamente studiato il ‘900, per ricostruire l’ambiente in cui è stata eretta l’attuale Facoltà Teologica dell’Italia Centrale a partire prevalentemente dal secondo dopoguerra. Di fatto come sappiamo c’è una continuità ininterrotta del 1348 al 1932, quando al tempo dell’arcivescovo del tempo, il cardinale Elia Dalla Costa venne “sospesa” l’Università dei teologi.  

Sławomir Stasiak ha trasferito all’interno del suo studio una disamina sulla mole di dati che interseca anche la storia del Seminario maggiore arcivescovile, e che tenta di ricostruire la ratio studiorum quando a partire dal 1976, l’allora Studio teologico Fiorentino Riprende il cammino verso l’attuale facoltà teologica dell’Italia centrale. 

Uno sguardo approfondito è dato alla biblioteca, che fu intitolata al cardinale Silvano Piovanelli di felice memoria, e al suo patrimonio librario, vero ambito qualificante di una istituzione accademica, insieme naturalmente all’attività editoriale. 

L’attenzione principale di questa sezione del saggio è dedicata alla disanima della struttura degli studi biblici, e naturalmente dei loro docenti in Firenze: soprattutto da Bartoletti, a Vannucci, a Mannucci, a Marconcini, a Randellini: nel loro ambito, insieme ai docenti di altre discipline, si vanno a configurare le fondamenta della attuale Facoltà Teologica dell’Italia centrale.  

Questo saggio ricostruisce significativamente anche il modo in cui gli alunni dell’allora Seminario minore fiorentino studiavano al tempo la storia di Israele: una vera e propria completa formazione pre-teologica che doveva servire a completare la loro formazione precedente, che occupa diverse pagine nella stesura di questo testo. Significativo è che questo insegnamento veniva somministrato agli studenti della prima e della seconda media fornendo un quadro direi notevolmente completo e quella che un tempo era chiamata la “Storia sacra”, ma si trova anche la lista, fino al 2018, di tutti i dottorati in sacra teologia in ambito biblico espressi dalla FTIC.  Firenze-inaugurata-la-nuova-sede-della-Facolta-Teologica-dell-Italia-Centrale_articleimage

naturalmente questa lista di dati completata da una bibliografia molto ricca sarà utile per un ulteriore approfondimento naturalmente tenendo conto che perseguire l’autore al di qua della Cortina di ferro il percorso era necessariamente molto diverso. 

Molto più ampia inevitabilmente la trattazione sulla Pontificia facoltà teologica di Breslavia (PWT), la cui storia inizia nel 1565, con il seminario teologico che, secondo il decreto del Concilio di Trento preparava i candidati al sacerdozio. Nel 1702 l’imperatore austriaco Leopoldo I istituisce l’Academia e Universitas Leopoldina, sotto l’autorità della compagnia di Gesù, con le due facoltà di teologia e di filosofia. Nel 1811 viene trasferita a Breslavia l’università di Francoforte sull’Oder: quattro facoltà (teologia evangelica, legge, medicina e filosofia). Questa nuova università comprende le facoltà già esistenti nella Accademia leopoldina.  

Nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, dopo che l’università di Breslavia aveva iniziato la sua attività già nel novembre di due anni prima, nel 1947 viene inaugurato il primo anno accademico al seminario arcivescovile di Breslavia. Siamo al tempo in cui il regime comunista intensifica la sua lotta alla Chiesa Cattolica e alle sue istituzioni.  

Questo vanifica il tentativo di ripristinare la Facoltà di teologia, manifestata in una lettera del ministero dell’istruzione del 1948 in cui si ritiene non necessaria una facoltà di teologia a Breslavia, data l’esistenza di altri centri accademici, come Cracovia, Varsavia e Lublino. 

Arriviamo così al 1968 quando la Congregazione per l’educazione cattolica (CEC) riconosce lo Studio Teologico Accademico come una continuazione della facoltà di teologia cattolica esistente in Breslavia, e anche l’uso del titolo facoltà teologica di Breslavia.  

In seguito agli accorti tra il governo polacco e la conferenza episcopale del 1989, e soprattutto del 1996, arriviamo all’anno 1999, quando il nome della facoltà teologica assume la denominazione di Pontificia facoltà teologica di Breslavia. Infine, nel 2001 la medesima PWT di Breslavia riceve lo status di università. 

Questo prezioso lavoro descrive accuratamente l’ordinamento dell’insegnamento della facoltà medesima e tutti i passaggi a livello accademico complesso la lista dei docenti distinti per l’appartenenza geografica, fra “locali”, ossia di Breslavia, e “pendolari”, ossia delle sedi ad essa afferenti, che ha portato al decreto della CEC del 1968.  

Dopo aver accennato all’attività editoriale, e alla preziosa biblioteca di Breslavia – che ha recentemente costruito ex novo una splendida nuova sede – lo studio del prof. Stasiak delinea la struttura degli studi biblici in tutto il suo complesso evolversi nei vari decenni.  

Segue poi la lista dei docenti della sacra scrittura a Breslavia, compreso lo stesso Stasiak, Ma si aggiungono anche i docenti degl’istituti collegati dei Salvatoriani, delle vicine diocesi di Świdnica e di Legnica. 

Sono particolarmente interessanti i programmi delle singole materie insegnate a Breslavia negli anni successivi alla guerra dal 1948 in avanti.

Nella conclusione, l’autore fa riferimento al fatto che soltanto durante gli anni ‘60 i docenti di Sacra Scrittura di Breslavia iniziarono a tornare nella loro città dopo gli studi compiuti a Lublino o a Varsavia, ma anche a Roma al Pontificio Istituto Biblico e alla Pontificia Università Gregoriana.  

Ci fu evidentemente un salto qualitativo enorme che la medesima facoltà ha compiuto nell’attraversare l’arco temporale che arriva ai giorni nostri. Non può essere dimenticato un punto nodale: gli esiti della Seconda guerra mondiale, con il regime comunista totalmente incluso nell’orbita dell’allora URSS. 

Si tratta di un quadro che in larga parte è peculiare della Polonia, ma ugualmente significativo, in quanto il nucleo forte della fede cattolica della nazione ha saputo mantenere un livello estremamente elevato degli studi. Questo permette oggi al Rettore della Pontificia facoltà teologica di Breslavia di potersi esprimere accademicamente, e non solo, da pari a pari con i rettori delle altre università della sua città.

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